Catania, passo indietro con il Barletta. Il Catania compie un evidente passo indietro rispetto alla bella prestazione di qualche giorno fa a Picerno. La squadra etnea si dimostra incapace di trovare quella continuità necessaria per trasformare le buone prestazioni in un percorso convincente. Dopo il brillante 4-2 di Picerno arriva lo 0-0 interno contro il Barletta, una partita nella quale i rossazzurri hanno mostrato un volto molto diverso rispetto a quello visto pochi giorni prima.
Un pareggio che lascia qualche interrogativo, ma anche una certezza: il Catania deve ancora trovare il giusto equilibrio tra coraggio e prudenza, intensità e gestione, spettacolo e concretezza.
Un primo tempo senza ritmo e senza tiri in porta
Il Barletta ha impostato la gara sull’aggressività e sul pressing alto, mettendo immediatamente in difficoltà la costruzione rossazzurra. Il Catania ha faticato a uscire dalla propria metà campo, apparendo lento nelle giocate e spesso bloccato dalle pressioni avversarie.
Il dato più significativo racconta bene le difficoltà della prima frazione: nessun tiro in porta per gli etnei.
Longo ha scelto una difesa a tre con Dini tra i pali e Di Gennaro, Ierardi e Allegretto davanti a lui. Una soluzione che, considerando anche il dispendio energetico del turno precedente e le condizioni non ottimali di diversi giocatori, può essere letta come la volontà di garantire maggiore protezione alla squadra.
Ma la scelta ha avuto anche un’altra conseguenza: il Catania è rimasto spesso troppo basso e poco aggressivo nella costruzione.
Ierardi, utilizzato da braccetto, non ha avuto la possibilità di spingere con continuità e questo ha limitato la possibilità di creare superiorità numerica. Gli esterni di centrocampo sono rimasti spesso ai margini della manovra e il collegamento con il reparto offensivo è risultato intermittente.
Il risultato è stato un Catania prudente, ma poco incisivo.
Nella ripresa qualcosa cambia
Con il passare dei minuti il Barletta ha inevitabilmente abbassato l’intensità del pressing. Ed è stato proprio questo a permettere al Catania di guadagnare metri e costruire qualche situazione interessante.
Gli etnei hanno iniziato ad affacciarsi con maggiore frequenza nell’area pugliese, trovando finalmente qualche spazio.
Le occasioni più importanti sono arrivate con Insigne, che ha sfiorato il palo con un diagonale, e con Coda, che nei minuti di recupero non è riuscito a trovare la zampata vincente.
Troppo poco, comunque, per una squadra che giocava in casa e che aveva bisogno di dare continuità al successo di Picerno.
Un Catania ancora lontano dalla migliore condizione
La prestazione del Massimino sembra raccontare anche un altro problema: quello della condizione fisica.
Diversi giocatori sono apparsi lontani dal loro rendimento migliore. Cicerelli non è partito con il piede giusto ed è stato condizionato dall’infortunio, Russo ha dovuto lasciare anzitempo il campo, mentre Coda e Caligara sono sembrati ancora alla ricerca della condizione migliore.
Anche la stanchezza accumulata nel turno infrasettimanale può aver inciso sulle scelte di Longo e sull’atteggiamento complessivo della squadra.
È una situazione che merita attenzione, soprattutto considerando che alcuni elementi arrivati a fine mercato potrebbero non aver avuto la stessa preparazione degli altri. Più che una sentenza sulla programmazione estiva, è però un aspetto che il lavoro dello staff dovrà verificare e correggere nelle prossime settimane.
Difendere meglio significa anche attaccare meno?
Ed è qui che si apre la riflessione più interessante.
Il Catania ha mantenuto la porta inviolata e, dopo le difficoltà difensive mostrate in altre occasioni, questo rappresenta certamente un elemento positivo. Ma quanto è costato, in termini di produzione offensiva?
La squadra ha scelto di non esporsi eccessivamente, soprattutto nella prima parte della gara. Meno rischi, ma anche meno coraggio. Meno spazi concessi, ma anche meno presenza nella metà campo avversaria.
È il delicato equilibrio che Longo deve riuscire a trovare.
Non si può sempre giocare come a Picerno, perché ogni avversario propone caratteristiche diverse. Ma adattarsi all’avversario non può significare perdere la propria identità.
Il Catania deve imparare a “sporcarsi” quando la partita lo richiede, senza però trasformare l’adattamento in una rinuncia al proprio modo di giocare.
Quattro punti al Massimino: un dato che pesa
Lo 0-0 lascia il Catania con appena quattro punti conquistati in casa. È un dato che non può passare inosservato per una squadra con ambizioni importanti.
Il Massimino dovrebbe rappresentare un punto di forza, ma finora gli etnei hanno faticato a trasformare il fattore campo in risultati e prestazioni convincenti.
Dopo Picerno ci si aspettava continuità. È arrivato invece un altro rallentamento.
La nota positiva è che il Catania ha saputo soffrire, ha mantenuto la porta inviolata e nel finale ha comunque avuto l’occasione per portare a casa l’intera posta. Ma per fare il salto di qualità servirà molto altro.
Pulizia nella costruzione, lucidità nelle scelte e freschezza nell’esecuzione. Sono probabilmente questi gli elementi che oggi mancano maggiormente alla squadra di Longo.
Ora Caserta
Se contro il Barletta il Catania ha imparato a “sporcarsi” per non perdere, contro Caserta servirà qualcosa in più.
La prossima sfida, alle 12.30, sarà un altro banco di prova per capire quale sia realmente il volto di questa squadra.
Il Catania deve ritrovare il piglio mostrato a Picerno, senza perdere l’equilibrio che gli ha permesso di non correre troppi rischi contro il Barletta.
Perché il vero obiettivo non può essere semplicemente non perdere. Deve essere imparare a gestire le partite senza smarrire la propria identità.
E forse è proprio questo il passaggio che ancora manca al Catania: essere capace di adattarsi all’avversario senza diventare un’altra squadra.