Catania, notte fonda a Cerignola. La roboante vittoria contro il Giugliano aveva alimentato entusiasmo e aspettative, facendo pensare a una squadra finalmente pronta a cambiare marcia e a inserirsi con decisione nella corsa al vertice. Ma il Catania visto al Monterisi di Cerignola è stato la brutta copia di quello ammirato appena pochi giorni prima. Una prestazione deludente, sotto il profilo tecnico, tattico e soprattutto caratteriale, che restituisce un quadro decisamente meno rassicurante sulle reali ambizioni della formazione di Emilio Longo.
Quella pugliese doveva essere una partita fondamentale per dare continuità ai risultati e dimostrare che i sei gol rifilati al Giugliano non erano soltanto un episodio. È arrivata, invece, una sconfitta che fa rumore e che impone una riflessione profonda. Perché perdere può capitare, soprattutto in un campionato complicato come la Serie C, ma il modo in cui è maturato il ko lascia parecchi interrogativi.
Al Monterisi si è visto un Catania scarico, poco aggressivo, incapace di reggere il confronto sul piano dell’intensità e quasi sempre in ritardo sulle seconde palle. Il Cerignola ha interpretato la gara con tutt’altro spirito, aggredendo gli spazi, vincendo i contrasti e imponendo un ritmo al quale gli etnei non sono mai riusciti ad adeguarsi.
Il primo tempo è stato probabilmente uno dei peggiori della stagione rossazzurra
La squadra di Longo ha faticato tremendamente a costruire gioco, concedendo campo e iniziativa agli avversari. La mediana è apparsa incapace di prendere in mano la partita, mentre il reparto difensivo ha mostrato ancora una volta limiti evidenti nei duelli individuali. I padroni di casa, al contrario, hanno trovato con facilità le condizioni per rendersi pericolosi, sprecando anche diverse occasioni per portarsi in vantaggio.
Nella ripresa ci si sarebbe aspettati una reazione, almeno sul piano dell’atteggiamento. Qualche timido segnale si è intravisto, ma senza mai dare l’impressione di poter realmente ribaltare l’inerzia dell’incontro. Il gol di Boccadamo, arrivato sugli sviluppi di una rimessa laterale e con una conclusione sul primo palo, ha fotografato perfettamente la giornata degli etnei: disattenzione difensiva, lettura sbagliata dell’azione e un’altra occasione concessa con troppa leggerezza.
Neppure l’inserimento di ulteriori uomini offensivi ha prodotto gli effetti sperati. L’attacco si è progressivamente riempito di interpreti, ma la produzione offensiva è rimasta pressoché inesistente. Il dato più significativo è proprio questo: il portiere del Cerignola ha trascorso una giornata sostanzialmente tranquilla, senza essere costretto a interventi particolarmente impegnativi.
Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto la mancanza di incisività sotto porta.
La sconfitta del Monterisi ha riportato in primo piano una fragilità strutturale che accompagna il Catania sin dalle prime giornate: la difficoltà nel difendere i duelli individuali. Allegretto e Di Gennaro hanno sofferto la fisicità e la capacità di attaccare la profondità degli avversari, senza riuscire a garantire quella solidità che dovrebbe rappresentare il punto di partenza di qualsiasi squadra con ambizioni di vertice.
Quando una formazione sceglie di difendere con una linea coraggiosa e mantenendo distanze aggressive tra i reparti, diventa indispensabile che i difensori centrali sappiano reggere il confronto diretto con gli attaccanti avversari. In caso contrario, gli spazi alle spalle della linea difensiva diventano un’autentica terra di conquista. E in questo contesto anche il lavoro dei centrocampisti e degli esterni viene inevitabilmente condizionato, costringendo giocatori come Cabianca a continui ripiegamenti e diagonali difensive.
C’è poi un altro aspetto da non sottovalutare: la difficoltà del Catania nel gestire le partite più fisiche e meno ordinate. La squadra sembra esprimersi meglio quando può trovare campo davanti a sé e sfruttare gli spazi, mentre incontra maggiori difficoltà quando gli avversari alzano l’intensità, sporcano la manovra e costringono gli etnei a giocare su palloni contesi e seconde palle.
È una contraddizione importante per una squadra che punta a vincere il campionato. In Serie C, infatti, non bastano qualità tecniche e individualità di spessore. Servono personalità, cattiveria agonistica, capacità di adattamento e soprattutto continuità nell’interpretazione delle partite.
E proprio sulla continuità si apre un altro capitolo. I sei gol rifilati al Giugliano sembrano aver prodotto un entusiasmo forse eccessivo, accompagnato da una convinzione nei propri mezzi che non ha trovato conferma sul terreno di gioco.
Naturalmente non è possibile conoscere cosa sia accaduto nello spogliatoio durante la settimana, ma la differenza di atteggiamento tra le due gare è stata talmente evidente da suggerire un problema di approccio mentale. Una squadra che ambisce alla promozione non può permettersi di passare dall’esuberanza di una goleada a una prestazione così inconsistente.
Anche le sostituzioni non hanno cambiato il volto della partita. Caligara, ancora lontano da una condizione fisica convincente, Liguori, Insigne, Bruzzaniti e Caturano non sono riusciti a dare quella scossa che ci si sarebbe potuti attendere da giocatori chiamati a rappresentare un valore aggiunto per la categoria. Il problema, dunque, non sembra limitarsi agli undici iniziali: anche chi è subentrato non ha trovato le risorse per cambiare passo.
A questo si aggiunge una prestazione sottotono di Cicerelli, reduce dalla straordinaria prova contro il Giugliano, ma incapace di trascinare la squadra in una giornata nella quale sarebbe servita soprattutto personalità.
Cinque sconfitte in dodici giornate sono un campanello d’allarme che non può essere ignorato
Il bilancio comincia a diventare pesante e la classifica rischia di assumere contorni preoccupanti, soprattutto se le dirette concorrenti dovessero continuare a fare punti. La promozione diretta, che rappresentava l’obiettivo dichiarato e la grande speranza della tifoseria, si allontana e richiede adesso una rincorsa che non ammette ulteriori passi falsi.
Cerignola doveva essere un esame di maturità. Doveva certificare la crescita di un gruppo costruito per competere ai massimi livelli e alimentare la convinzione che questa potesse finalmente essere la stagione giusta. L’esame, purtroppo, è stato fallito.
Adesso non servono proclami, né tantomeno giustificazioni. Servono risposte concrete, a cominciare dalla capacità di correggere quei difetti difensivi e tattici che si ripresentano ormai con preoccupante regolarità. Longo dovrà interrogarsi sulle caratteristiche dei propri uomini, sull’equilibrio tra i reparti e sulla capacità della squadra di affrontare avversari che fanno dell’intensità e dell’aggressività le proprie armi principali.
Perché il Catania può ancora rimettere in discussione il proprio cammino, ma il tempo degli alibi sta finendo. E soprattutto, dopo undici anni di attesa, la tifoseria rossazzurra ha tutto il diritto di pretendere una squadra all’altezza delle proprie ambizioni.
La vittoria contro il Giugliano aveva illuso, Cerignola ha riportato tutti alla realtà. E adesso, più che le parole, servirà una svolta vera.
Credits: Immagine generata da AI (DELL-E)