Scuola allagata a San Giovanni La Punta, il caso arriva all’Ars. L’acqua entra dal tetto, l’aula magna si allaga e adesso sulla vicenda vuole vederci chiaro anche l’Assemblea Regionale Siciliana. L’allagamento del plesso Enrico Fermi dell’Istituto comprensivo “Giovanni Falcone” di San Giovanni La Punta, denunciato nei giorni scorsi da Patrick Battipaglia, portavoce del Comitato Civico San Giovanni La Punta Migliore, arriva infatti sui banchi dell’Ars.
A presentare un’interrogazione al Presidente della Regione Renato Schifani e al Governo regionale è la deputata regionale del Movimento 5 Stelle Lidia Adorno.
Al centro della vicenda c’è un elemento che rende l’episodio particolarmente significativo: l’edificio scolastico è stato recentemente interessato da un intervento di ristrutturazione e messa in sicurezza finanziato con 2 milioni di euro di risorse pubbliche.
E allora la domanda diventa inevitabile: com’è possibile che, dopo un investimento pubblico di questa portata, alla prima forte pioggia l’acqua sia tornata a entrare nell’edificio scolastico?
Adorno chiede proprio di fare luce su questo punto. «Non è accettabile che una scuola destinataria di un importante intervento di ristrutturazione e messa in sicurezza finanziato con 2 milioni di euro di risorse pubbliche finisca sott’acqua alla prima forte pioggia del nuovo anno scolastico».
La deputata precisa di non voler attribuire responsabilità prima che i fatti siano accertati, ma considera necessario verificare nel dettaglio quanto accaduto.
«Adesso occorre capire, con chiarezza e senza scorciatoie, che cosa sia accaduto e soprattutto se esista un collegamento tra l’infiltrazione e i lavori realizzati sull’edificio».
L’acqua dal tetto appena dopo la riapertura
Il caso riguarda quanto accaduto il 16 settembre, a poche ore dalla riapertura dell’anno scolastico. Un violento acquazzone ha provocato una consistente infiltrazione: l’acqua è caduta dal tetto interessando inizialmente l’aula magna e successivamente il corridoio a ridosso delle aule.
Una situazione documentata anche dalle immagini circolate nelle scorse settimane e che aveva provocato la denuncia pubblica del Comitato Civico San Giovanni La Punta Migliore.
Ora la vicenda assume una dimensione regionale.
L’interrogazione presentata all’Ars punta infatti a conoscere quali controlli siano stati effettuati prima della riapertura della scuola, chiedendo se siano stati eseguiti collaudi, sopralluoghi e verifiche tecniche sulla corretta esecuzione e sulla funzionalità degli interventi.
Ma non solo.
Si chiede anche di conoscere quali opere siano state realizzate sulla copertura dell’edificio proprio per prevenire infiltrazioni e problemi legati alle precipitazioni atmosferiche.
Due milioni di euro e una domanda che resta sul tavolo
È questo il punto politicamente e amministrativamente più delicato della vicenda.
Due milioni di euro di risorse pubbliche non sono una cifra marginale. Per questo, secondo quanto evidenziato nell’interrogazione, i cittadini hanno diritto di sapere se gli interventi finanziati abbiano prodotto effettivamente le condizioni di sicurezza e funzionalità previste.
«Non vogliamo fare processi sommari e non intendiamo attribuire responsabilità prima che siano accertati i fatti – sottolinea Adorno – ma proprio perché parliamo di un intervento finanziato con una somma importante di denaro pubblico, è doveroso verificare che cosa sia stato fatto, come sia stato fatto e se le opere realizzate abbiano svolto correttamente la loro funzione».
Una posizione che riporta la discussione sul punto essenziale: non si tratta soltanto di capire perché sia entrata dell’acqua in una scuola, ma di verificare se un intervento di ristrutturazione e messa in sicurezza abbia funzionato come avrebbe dovuto.
La scuola deve essere sicura prima che torni a piovere
La priorità, naturalmente, resta la sicurezza di studenti e personale scolastico.
E su questo Adorno è netta:
«Se ci sono problemi nella copertura o nelle opere eseguite, bisogna individuarli subito e intervenire. Non si può convivere con il rischio che alla prossima pioggia l’acqua torni a entrare nelle aule».
Una domanda, dunque, resta sospesa e adesso dovrà essere affrontata anche nelle sedi istituzionali: che cosa è successo al plesso Enrico Fermi e perché un edificio oggetto di un intervento da 2 milioni di euro ha mostrato queste criticità alla prima forte pioggia dopo la riapertura?
L’interrogazione parlamentare chiede risposte. Le famiglie, prima ancora dell’Ars, le aspettano.
E soprattutto aspettano che la prossima pioggia trovi una scuola asciutta, sicura e realmente messa in sicurezza.
