San Giovanni la Punta “funerali” del PD e della Sinistra. A San Giovanni La Punta, dove il caldo di luglio riesce a sciogliere perfino la pazienza dei cittadini, questa mattina c’è stato un “decesso” che nessuno si aspettava. Niente sirene, niente cortei funebri, nessun rintocco di campane. Solo un manifesto, affisso come da tradizione, che annunciava con solennità la dipartita della sinistra storica e del Partito Democratico.
Il necrologio recita: “Oggi a San Giovanni La Punta è stata approntata la camera funeraria per celebrare i funerali della Sinistra storica e del PD. Si ringraziano il ‘gatto e la volpe’ per l’impegno impiegato nell’assistenza profusa nell’aver procurato intenzionalmente la morte di un paziente che non ne aveva fatto richiesta.”
Più che un manifesto funebre, una commedia in un atto. E, come ogni commedia paesana che si rispetti, il pubblico si è subito diviso: c’è chi ride, chi si indigna, chi interpreta ogni parola come fosse un enigma della Settimana Enigmistica e chi, con la lente d’ingrandimento del detective improvvisato, cerca di capire chi si nasconda dietro quella firma inesistente.
Nei bar il dibattito è già iniziato. C’è chi giura di conoscere l’autore, chi sostiene che il “gatto e la volpe” abbiano nomi e cognomi e chi, più prudentemente, si limita a sorridere pensando che, in fondo, la fantasia politica non sia ancora andata in ferie.
La politica, si sa, ha i suoi alti e bassi. Ma a San Giovanni La Punta, evidentemente, ha deciso di saltare direttamente al necrologio. E se un tempo ci si sfidava con manifesti elettorali e comizi in piazza, oggi basta un manifesto funebre per animare più discussioni di un consiglio comunale.
L’autore, almeno per ora, resta ignoto. Ma il suo obiettivo sembra essere stato raggiunto: far parlare il paese. Perché, si sa, in Sicilia le notizie camminano veloci. E quando hanno il sapore della satira, corrono persino più del passaparola.
Alla fine, l’unico vero interrogativo resta uno: si è trattato dell’epitaffio di una stagione politica o dell’ennesima burla estiva? Ai posteri – e magari anche agli autori – l’ardua sentenza.