Le occasioni arrivano in serie: Donnarumma, D’Ausilio e lo stesso Casasola trovano spazi interessanti ma manca sempre l’ultimo tocco. La squadra muove bene il pallone, mantiene il baricentro alto e non concede praticamente nulla a Lescano e compagni. La fase difensiva, guidata da un impeccabile Quaini – il migliore in campo tra gli etnei – funziona alla perfezione in copertura preventiva e nelle letture sulle seconde palle.
Ripresa più bloccata: Cosmi cambia gli equilibri
Nella seconda metà Cosmi interviene con cambi mirati, aumentando la densità sulle corsie e schermando le linee di passaggio verso i trequartisti rossazzurri. La partita diventa più spezzata, con meno spazi per le accelerazioni laterali del Catania.
Toscano prova a inserire forze fresche, fino a giocarsi la carta Caturano nel finale, ma la manovra perde fluidità e si riduce a tentativi estemporanei. Il possesso resta in mano agli ospiti, ma senza la profondità e la qualità viste nei primi 45 minuti. Le richieste di rigore da entrambe le parti, riviste al FVS, non cambiano l’inerzia del match.
Analisi tattica: struttura solida, area poco attaccata
Dal punto di vista strategico il Catania ha mostrato: buona occupazione degli spazi e linee compatte in non possesso; costruzione pulita dal basso con Quaini perno centrale; sviluppo efficace sulle fasce con sovrapposizioni sistematiche.
Ciò che è mancato è l’attacco dell’area con tempi e uomini giusti. Spesso Rolfini è rimasto isolato, mentre gli inserimenti delle mezzali non hanno accompagnato con continuità l’azione. Il volume di gioco non si è tradotto in pericolosità reale.
Un pareggio che pesa sulla classifica
Il punto conquistato serve poco in ottica rincorsa: il Benevento vince a Potenza e si presenta allo scontro diretto con un margine di sette lunghezze. Il paradosso è evidente: il miglior Catania esterno della stagione non riesce a capitalizzare una gara controllata per larghi tratti.
La chiave del momento
La squadra c’è sotto il profilo dell’organizzazione e della tenuta difensiva, ma per vincere i campionati servono concretezza e cinismo. Senza la capacità di trasformare le occasioni in gol, anche le prestazioni più convincenti rischiano di restare sterili.
All’orizzonte c’è il confronto diretto con il Benevento: servirà lo stesso ordine visto a Salerno, ma con una cattiveria diversa negli ultimi metri. Perché il tempo dei rimpianti sta finendo.
Credits: foto generata da AI (DALL-E)
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