Catania, una sconfitta che deve far riflettere. Il Catania stecca la prima al Massimino e lo fa nel modo peggiore possibile: non soltanto perdendo contro l’Inter U23, ma offrendo per larghi tratti della gara una prestazione incapace di alimentare quelle aspettative che si erano create dopo le buone prove in Coppa Italia.
La sconfitta, naturalmente, non può trasformarsi in una sentenza dopo appena novanta minuti di campionato. Ma sarebbe altrettanto sbagliato archiviarla come un semplice incidente di percorso. Perché la gara contro i giovani nerazzurri ha riportato in superficie problemi che erano già emersi durante l’estate e che il mercato, almeno finora, non è riuscito a risolvere.
Il Catania è ancora un cantiere e contro l’Inter U23 si è visto soprattutto a centrocampo.
Poca qualità in mezzo al campo
Il principale problema della squadra di Emilio Longo è apparso evidente nella costruzione del gioco. Il Catania ha avuto difficoltà a dare ritmo alla manovra, spesso costretta a svilupparsi in maniera lenta, prevedibile e poco incisiva.
Manca un giocatore capace di prendere il pallone dai difensori, dettare i tempi e verticalizzare con qualità. Un vero playmaker, insomma, che possa diventare il punto di riferimento della costruzione rossazzurra.
In questo contesto Jimenez schierato davanti alla difesa non ha convinto. Lo spagnolo sembra avere caratteristiche più adatte a giocare qualche metro più avanti, dove può provare a sfruttare fantasia e qualità. Da mediano, invece, ha faticato a incidere e non è riuscito a garantire quella fluidità che il sistema di Longo richiede.
Anche Corbari è rimasto troppo ai margini della partita. Il risultato è stato un centrocampo incapace di accompagnare con continuità l’azione offensiva.
Primo tempo da dimenticare
La differenza tra le due squadre è apparsa soprattutto nella prima frazione. L’Inter U23 ha giocato con maggiore intensità, mostrando personalità, rapidità nelle combinazioni e una sorprendente chiarezza nelle scelte.
Il Catania, al contrario, è sembrato compassato e poco reattivo. Le consuete catene laterali non hanno prodotto la consueta spinta, i terzini sono rimasti spesso troppo bassi e Cicerelli e Liguori hanno avuto difficoltà a trovare spazio contro avversari aggressivi e dinamici.
Il piano partita non ha funzionato come previsto e la squadra di Longo è sembrata priva di quelle soluzioni alternative necessarie quando il primo spartito non produce risultati.
La ripresa ha raccontato almeno un Catania diverso. Gli etnei hanno preso maggiormente il controllo del pallone e hanno provato a schiacciare l’Inter nella propria metà campo. Il problema è stato un altro: il possesso non si è trasformato in concretezza.
Tanta iniziativa, poche occasioni realmente pericolose.
Russo cambia il peso dell’attacco
Tra i pochi segnali incoraggianti della serata c’è Flavio Russo. Il suo ingresso ha dato maggiore peso offensivo alla squadra e il gol all’esordio davanti al pubblico del Massimino rappresenta un’iniezione di fiducia importante.
Rispetto a Leonardi, Russo ha garantito una presenza più fisica e una maggiore capacità di attaccare l’area. Un elemento che potrebbe diventare prezioso nelle prossime partite.
Anche Leonardi ha mostrato vivacità, ma è evidente che due giocatori non possono cancellare le difficoltà di una squadra che deve ancora trovare il proprio equilibrio.
Tra le note positive va inserito anche Quaini, autore di una prestazione che lascia intravedere una possibile soluzione in un reparto nel quale Longo ha bisogno di certezze.
Una difesa troppo esposta
Se il centrocampo non protegge e non costruisce, inevitabilmente anche la difesa finisce sotto pressione.
L’Inter U23 è riuscita più volte a penetrare con facilità nella struttura rossazzurra, sfruttando velocità e movimenti senza palla. Non sarebbe corretto attribuire tutte le responsabilità ai singoli, perché il problema è sembrato soprattutto collettivo.
Perrotta e Ierardi hanno vissuto momenti complicati, ma davanti a loro è mancato spesso quel filtro indispensabile per impedire agli avversari di arrivare con troppa facilità negli ultimi trenta metri.
La sensazione è che il Catania abbia bisogno di maggiore compattezza tra i reparti. E questo non è soltanto un problema difensivo: nasce molto prima, dalla capacità della squadra di controllare il ritmo della partita.
Bruzzaniti e i limiti del mercato
L’utilizzo di Bruzzaniti in una posizione non propriamente sua è un altro elemento che fotografa bene la situazione attuale.
Quando un allenatore è costretto a utilizzare un giocatore fuori ruolo per cercare di colmare una lacuna, significa che l’organico presenta ancora delle caselle vuote.
Ed è proprio qui che entra in gioco il mercato.
Non è ragionevole chiedere magie al direttore sportivo Varrà, soprattutto considerando i limiti e le difficoltà societarie che hanno condizionato l’estate rossazzurra. Ma proprio per questo gli ultimi giorni della sessione di trasferimenti diventano ancora più importanti.
Il Catania ha bisogno di qualità in mezzo al campo. Serve un giocatore in grado di illuminare la manovra, ma anche maggiore concretezza nel ruolo delle mezzali. Senza questi correttivi, il lavoro di Longo rischia di diventare molto più complicato.
Nessun allarme, ma nemmeno alibi
La prima giornata non può e non deve trasformarsi in un processo. Un nuovo allenatore ha bisogno di tempo, così come una squadra profondamente modificata necessita di settimane per assimilare principi, movimenti e automatismi.
Ma il tempo non può diventare un alibi per tutto.
Il Catania conosceva le proprie difficoltà prima di scendere in campo. Conosceva i problemi societari, le limitazioni del mercato e la necessità di costruire gradualmente una nuova identità. Quello che nessuno poteva immaginare era un esordio così povero soprattutto sotto il profilo dell’intensità e della qualità del gioco.
La sconfitta contro l’Inter U23, paradossalmente, può però diventare utile. Può servire a riportare tutti con i piedi per terra e a indicare con chiarezza alla dirigenza ciò che manca.
La stagione è appena cominciata e non c’è alcun motivo per essere catastrofisti. Ma nemmeno per fingere di non aver visto ciò che il campo ha raccontato.
Adesso tocca a Longo e Varrà
La domanda più importante riguarda adesso la capacità di reagire.
Longo dovrà trovare rapidamente le soluzioni tattiche per rendere il Catania più fluido, aggressivo e imprevedibile. Varrà, invece, dovrà provare a completare un organico che presenta ancora lacune evidenti.
L’ultima settimana di mercato assume quindi un peso enorme. Non servono soltanto giocatori numericamente utili: servono profili con caratteristiche precise, capaci di inserirsi nel sistema dell’allenatore e di aumentare la qualità complessiva della squadra.
Il Massimino ha già dato il primo verdetto: il Catania non è ancora pronto.
La buona notizia è che siamo soltanto all’inizio. Quella meno rassicurante è che alcuni problemi non sono nuovi e il tempo per intervenire sul mercato sta per scadere.
La pazienza della tifoseria resta intatta, ma la pazienza non può diventare rassegnazione. Il Catania ha bisogno di costruire la propria identità, certo. Ma per farlo servono anche gli interpreti giusti.
Contro l’Inter U23, il campo ha indicato con estrema chiarezza dove intervenire.
Credits: foto generata da AI (Dall-E)
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