Vera Squatrito risponde al Generale Vannacci: “Abbia il coraggio di chiedere scusa”

Vera Squatrito risponde al Generale Vannacci. La madre di Giordana Di Stefano, vittima di femminicidio nel 2015, interviene con un duro messaggio sui social dopo le recenti dichiarazioni del generale Roberto Vannacci sul tema della violenza contro le donne.

Un appello accorato, carico di dolore e indignazione, quello lanciato sui social da Vera Squatrito, madre di Giordana Di Stefano, la giovane di Nicolosi uccisa nel 2015 dall’ex compagno con 48 coltellate davanti alla loro abitazione.

Le parole della donna sono rivolte direttamente al generale Roberto Vannacci, al centro del dibattito pubblico per alcune sue recenti affermazioni sul fenomeno del femminicidio. Un intervento che nasce dall’esperienza di una madre che da quasi dieci anni convive con una perdita irreparabile e che continua a battersi affinché la memoria della figlia e di tutte le vittime di violenza non venga dimenticata.

«Chieda scusa a mia figlia Giordana, vittima di femminicidio, uccisa con 48 coltellate dall’uomo che diceva di amarla», scrive Vera Squatrito. «Un femminicidio compiuto con premeditazione e crudeltà, una ferocia che ha distrutto per sempre la nostra famiglia».

Nel lungo messaggio, la madre ricorda anche la figlia di Giordana, rimasta senza madre a causa della violenza omicida del padre. «Chieda scusa alla sua bambina, privata della madre da una violenza assassina. Una bambina costretta a crescere con un’assenza che nessun amore potrà mai colmare completamente».

Le parole di Vera Squatrito si allargano poi a tutte le famiglie colpite da tragedie simili. Un dolore che definisce un «ergastolo del dolore», una condanna che si rinnova ogni giorno per genitori, figli, fratelli e sorelle delle vittime.

«Quando si minimizza la violenza contro le donne o si svilisce la gravità del femminicidio, si manca di rispetto a chi è stato ucciso e a chi ogni giorno convive con una ferita che non guarirà mai», afferma.

La madre di Giordana sottolinea come nessuna parola possa restituire ciò che è stato perduto. «Mia figlia non tornerà. Nessuna scusa potrà restituirci il suo sorriso, la sua voce, il suo abbraccio. Ma il rispetto per la sua memoria e per tutte le vittime dovrebbe essere un dovere morale per chiunque ricopra ruoli pubblici».

Il messaggio si conclude con un richiamo alla responsabilità di chi interviene nel dibattito pubblico su temi così delicati e con una riflessione sul dolore permanente vissuto dai familiari delle vittime.

«Noi familiari delle vittime sappiamo cosa significa vivere una condanna senza fine. Ogni giorno è una sentenza che si rinnova. Per questo chiediamo rispetto, responsabilità e umanità».

Parole che riportano al centro dell’attenzione il tema della violenza di genere e il peso che il linguaggio pubblico può avere nel raccontare e interpretare fenomeni che continuano a segnare profondamente la società italiana.

L’appello di Vera Squatrito non è soltanto una richiesta di scuse, ma un invito a non dimenticare le vittime, le loro storie e le famiglie che continuano a convivere con il vuoto lasciato dalla violenza.

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