Focus Casarano – Catania: una sconfitta che brucia, resa senza alibi

A Casarano il Catania non perde soltanto una partita: perde certezze, ritmo, lucidità. Perde soprattutto quel filo di continuità che aveva accompagnato la squadra nelle ultime settimane, interrompendo bruscamente una striscia positiva che sembrava aver rimesso in carreggiata le ambizioni rossazzurre.

Fin dal primo giro d’orologio si capisce che qualcosa non funziona. Il Catania è lento, impreciso, quasi intimorito dall’agonismo feroce dei padroni di casa. E basta un singolo errore, gravissimo, per spalancare la porta al Casarano: un’incomprensione tra Donnarumma e Dini, un corridoio invitante, e Cajazzo al 9’ ringrazia. Un gol nato da una dormita collettiva, uno schiaffo che il Catania non riuscirà più a metabolizzare fino al triplice fischio.

Da lì in avanti la partita prende una direzione precisa: Casarano che difende con ordine, si compatta, accende il pubblico del “Capozza” e si affida a ripartenze velenose; Catania che prova a rialzare la testa ma costruisce pochissimo. Solo un tiro nello specchio, un dato impietoso che racconta da solo il pomeriggio storto degli etnei.

Gli uomini offensivi non incidono. Lunetta appare spento, Caturano non trova mai il tempo né lo spazio per far male. Rolfini ci mette il fisico e la buona volontà, ma predica nel deserto. In mezzo al campo si fatica a trovare linee di passaggio pulite, e la squadra di Toscano resta imbrigliata in una morsa che il Casarano, reduce da cinque sconfitte consecutive, interpreta con ferocia quasi liberatoria.

E poi c’è l’arbitraggio, destinato a far discutere a lungo. Falli non fischiati, punizioni invertite, interventi duri non sanzionati. E soprattutto un rigore solare negato al Catania nella ripresa, un episodio che nemmeno il Football Video Support riesce a rimettere sulla giusta strada. Una decisione incomprensibile che esaspera gli animi, aumenta il nervosismo, e incide — eccome — sull’inerzia di un match che sembrava già segnato.

Toscano prova a cambiare qualcosa, muove la panchina ma resta ancorato al sistema, senza strappi e senza rivoluzioni tattiche. I cambi arrivano, ma non cambiano nulla. E il Catania scivola lentamente verso una sconfitta che non fa rumore solo per il risultato, ma per ciò che rivela: un atteggiamento remissivo, scarso coraggio nell’ultimo quarto di campo, poca cattiveria agonistica nei momenti chiave.

Il Casarano esulta, si rialza, ritrova ossigeno. Il Catania, invece, torna a casa con molte domande e pochissime risposte. Questa non è una battuta d’arresto come le altre. È un campanello d’allarme, un richiamo all’umiltà, una sera da ricordare come monito più che come incidente di percorso.

Serve reazione, serve lucidità, serve soprattutto ritrovare se stessi. Perché il campionato non aspetta. E perché sconfitte così, più che tre punti persi, rischiano di minare le ambizioni di un gruppo chiamato ora a dimostrare di che pasta è fatto davvero.

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