La squadra etnea torna con le pive nel sacco dalla trasferta di Cosenza. Il Catania entra male in campo, anzi forse mentalmente non entra proprio in partita. La squadra che, fino a qualche giorno fa, sembra una corazzata ha affrontato il match del San Vito – Marulla con superficialità. Impossibile pensare che gli stessi giocatori che ne avevano fatti 4 al Monopoli, da campioni si siano improvvisamente trasformati in brocchi. Ci vuole equilibrio come predicavamo dopo i roboanti successi delle prime giornate.
Il Catania è una buona squadra ma le partite si vincono anche con la testa e oggi, forse la testa era altrove. Inutile trovare giustificazioni parlando degli infortunati, il Catania quest’anno può vantare una panchina lunga. Ma alcune osservazioni di carattere tecnico, alla luce di questa pesante sconfitta, sono necessarie. Jimenez non può giocare da centrocampista, il giocatore spagnolo oggi è apparso impalpabile. Probabilmente Toscano avrebbe dovuto cercare un’altra soluzione in quella zona del campo. Proprio a centrocampo i giocatori silani hanno vinto la partita. Le cose, tuttavia, sono cambiate con l’ingresso in campo di Lunetta e Di Tacchio.Ma ormai le cose erano in parte compromesse.
Sul 2 a 1 la voglia degli etnei di recuperare il risultato ha favorito le ripartenze dei giocatori del Cosenza. Inoltre, l’assenza di Di Gennaro, nella ripresa, ha indebolito la retroguardia etnea. In modo analogo, anche Dini ci ha messo qualcosa di suo: il portiere catanese avrebbe potuto tranquillamente evitare almeno due dei quattro gol subiti dal Catania, ma oggi non era proprio giornata. Un Cosenza che, comunque, a dispetto della posizione in classifica è una buona squadra. Elementi come Florenzi, Ricciardi e Langella farebbero le fortune di moltissime squadre. Adesso bisogna resettare tutto e ripartire, una battuta d’arresto dopo tre vittorie ci può anche stare. Il campionato è ancora lungo e ci sarà modo di rimediare agli errori di Cosenza, ma due qualità saranno necessarie: umiltà e determinazione.