Il turno infrasettimanale doveva rappresentare la risposta allo scivolone di Potenza. Invece il Catania si ferma ancora. Al Massimino finisce 0-0 contro l’Audace Cerignola e il risultato, più che muovere la classifica, alimenta dubbi e inquietudini.
Davanti a oltre 16.000 tifosi, i rossazzurri offrono una prestazione timida, a tratti lenta, spesso prevedibile. La squadra di Toscano crea anche qualche occasione, ma in modo disordinato, quasi frenetico. D’Ausilio e Lunetta sprecano, i cambi incidono meno del solito e, nel complesso, manca quella forza d’urto necessaria per scardinare una formazione pugliese compatta e organizzata.
Anzi, nel finale il Catania rischia persino di perderla: decisivo ancora una volta Dini, straordinario in uscita su D’Orazio. Una parata che evita il peggio ma non cambia il giudizio su una serata opaca.
Un punto in due partite “alla portata”
Un solo punto nelle ultime due gare contro Sorrento e Cerignola, sei quelli disponibili sulla carta. Un bottino troppo magro per chi ambisce al vertice. Nel frattempo il Benevento allunga: +8 (pur con una gara in più), numeri da schiacciasassi e una continuità che il Catania non riesce a replicare. I sanniti macinano vittorie, mentre gli etnei alternano frenate improvvise e passaggi a vuoto che pesano.
La sensazione è che il problema non sia episodico ma strutturale. Il Cerignola non ha dovuto inventare nulla di straordinario: ha chiuso le corsie, schermato le linee di passaggio più prevedibili e atteso. Il Catania è apparso leggibile, poco dinamico, incapace di cambiare spartito a gara in corso.
Nodo tattico e mercato
Il tema del centrocampo torna centrale. Contro una squadra compatta è mancato un riferimento tecnico capace di governare il gioco e verticalizzare con continuità. Il pallone ha ristagnato tra i mediani, rallentando la manovra e facilitando il lavoro difensivo pugliese. Jimenez ha acceso qualche lampo nel primo tempo, ma nella ripresa la luce si è affievolita.
Anche le scelte dalla panchina non hanno modificato l’inerzia del match. Nessuna variazione significativa, nessun cambio di ritmo capace di sorprendere l’avversario. Un limite che inevitabilmente chiama in causa la guida tecnica.
Capitolo nuovi arrivi: Bruzzaniti, presentato come un investimento importante, fatica a trovare spazio e continuità. Se si punta su un talento, occorre metterlo nelle condizioni di incidere. Diversamente si rischia di depauperare un patrimonio tecnico che, per la categoria, è tutt’altro che banale.
Il rischio di disperdere quanto costruito
Gli infortuni hanno inciso, ma non possono trasformarsi in un alibi permanente. La società è intervenuta sul mercato, la rosa è stata costruita secondo le indicazioni dell’allenatore. Le risorse non mancano. È l’atteggiamento che deve cambiare.
Il pareggio contro il Cerignola non chiude alcun discorso, ma il campanello d’allarme ora suona forte. La corsa al primato si complica e arrivare agli scontri diretti con terreno perso significa caricarsi di pressione e ridurre al minimo il margine d’errore.
Il pubblico ha colto il momento delicato e ha fatto sentire il proprio malumore. Adesso serve una risposta concreta, immediata. Si riparte da Siracusa, trasferta breve ma insidiosa. Per restare agganciati al sogno serve un cambio di passo vero, non a parole ma nei fatti.
Perché il tempo dei margini si sta assottigliando.