Disastro Catania: il Savoia vince 3 a 0, terza sconfitta consecutiva per Longo

Disastro Catania. Ci sono sconfitte che fanno male. E poi ci sono quelle che obbligano a fermarsi e porsi domande. Il 3-0 del Savoia al “Massimino” appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Il Catania saluta la Coppa Italia di Serie C nel modo peggiore possibile, travolto da un avversario che sulla carta avrebbe dovuto essere alla portata. I campani, invece, giocano con concretezza, sfruttano le occasioni e portano a casa una vittoria che certifica il momento delicatissimo degli etnei.

Dopo Inter U23 e Monopoli arriva il terzo ko consecutivo. Non è più possibile parlare soltanto di episodi.

Un Catania spento

Il problema non è soltanto il risultato. È la prestazione.

Il Catania appare molle, poco reattivo, senza quella cattiveria necessaria per affrontare una partita da dentro o fuori. Costruisce, prova a comandare, ma quando serve alzare il ritmo manca sempre qualcosa.

E quando arriva l’errore, la squadra si spegne.
Longo aveva chiesto coraggio. Contro il Savoia se n’è visto troppo poco.

Dietro si continua a soffrire

Tre gol subiti, ma soprattutto tre reti che confermano una fragilità ormai evidente.

Il secondo gol è emblematico. Torrasi perde un pallone in costruzione, ma il problema non finisce lì. I centrali si allargano, le marcature saltano e il Savoia si ritrova con una strada spalancata verso Dini.

Non è soltanto un errore individuale. È una questione di distanze, letture e attenzione.
Se una squadra concede situazioni del genere con questa frequenza, c’è un problema di sistema.

Il Catania crea, ma non colpisce

Longo, a fine partita, prova a ridimensionare il risultato: «Non è una partita da 0-3, almeno da 2-3».

Il concetto è chiaro: il Catania ha avuto le possibilità per riaprire la gara.

Ma proprio qui sta il punto. Le occasioni vanno trasformate. Altrimenti diventano soltanto un alibi.

Il tecnico lo ammette: «Non è normale fare zero gol su azione dopo quello che abbiamo costruito».
Una frase che fotografa bene il momento. Il Catania produce, ma non concretizza. E quando non segna, basta una disattenzione per complicare tutto.

Bruzzaniti e un sistema da rivedere

Tra le scelte che hanno lasciato perplessi c’è quella di Bruzzaniti, utilizzato in una posizione a metà tra centrocampo e trequarti.

Il numero 7 fatica a trovare riferimenti e finisce per uscire tra i fischi del pubblico.

Ma fermarsi al singolo sarebbe un errore. Bruzzaniti è soltanto uno degli elementi di una squadra che, in questo momento, sembra non avere ancora trovato le proprie gerarchie e i propri automatismi.

Anche Coda, pur mostrando qualche spunto, non riesce a incidere come potrebbe.

La domanda inevitabile: Longo ha ancora il controllo?

È questo il tema più delicato.

Longo ha idee precise e continua a difenderle. Il problema è che oggi quelle idee non sembrano tradursi con continuità sul campo.

Il tecnico non si nasconde: «Il percorso è negativo, con quello che abbiamo a disposizione dovevo fare di meglio».

Parole che mostrano consapevolezza. Ma anche una responsabilità che non può più essere rinviata.
Perché tre sconfitte consecutive possono capitare. Tre sconfitte accompagnate dalle stesse fragilità, invece, impongono una riflessione.

Non basta più parlare di percorso

Il Catania non può continuare a essere una squadra da interpretare.

Deve diventare una squadra riconoscibile.
Deve sapere reagire agli errori, mantenere la concentrazione e soprattutto trasformare la propria qualità in risultati.

Il tempo per correggere c’è, ma non è infinito. E ogni partita aggiunge pressione.

Cosenza, la prima risposta

La sfida contro il Cosenza arriva nel momento più complicato.

Sarà il primo vero banco di prova dopo il tracollo contro il Savoia. Non serviranno proclami e non basteranno buone intenzioni.
Servirà una risposta.

Una squadra più feroce. Più compatta. Più coraggiosa.

Perché il 3-0 del “Massimino” non è soltanto una brutta serata. È un segnale.
E far finta di non vederlo sarebbe l’errore più grave.

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