Catania, notte fonda a Monopoli: due sconfitte e nessuna reazione. Adesso è emergenza

Catania, notte fonda a Monopoli. A Catania è già tempo di interrogativi. Dopo appena due giornate di campionato, il bilancio è impietoso: due sconfitte, zero punti e una squadra che non sembra ancora aver trovato né un’identità né una reazione alle difficoltà.

Se il ko interno contro l’Inter U23 poteva essere considerato un incidente di percorso, la trasferta di Monopoli avrebbe dovuto rappresentare l’occasione per rialzare immediatamente la testa. È accaduto esattamente il contrario. I pugliesi hanno vinto 2-0, sfruttando le fragilità degli etnei e mettendo ulteriormente a nudo i problemi della formazione allenata da Emilio Longo.

E a preoccupare non è soltanto il risultato. È soprattutto il modo in cui è maturato.

Possesso palla senza pericolosità

Il Catania ha chiuso la prima frazione con una percentuale di possesso superiore a quella del Monopoli, ma ancora una volta il pallone è circolato senza produrre vere occasioni.

È il grande paradosso della squadra rossazzurra: tanto controllo apparente, pochissima capacità di trasformarlo in calcio offensivo.

Il Catania ha gestito il pallone, ma raramente è riuscito ad accelerare. La costruzione è apparsa lenta, spesso prevedibile e soprattutto incapace di trovare la giocata verticale in grado di mettere in difficoltà la difesa avversaria.

Il dato più eloquente è quello relativo alle conclusioni nello specchio: nessun tiro in porta nel primo tempo.

Il Monopoli, invece, ha scelto un atteggiamento più attendista, lasciando agli etnei il possesso e puntando sulle ripartenze. Una strategia semplice, ma efficace, che ha consentito ai biancoverdi di sfruttare gli spazi concessi dalla formazione di Longo.

Il solito problema: il centrocampo

La zona nevralgica del campo si conferma il principale punto debole del Catania.

Quaini, Jimenez e Corbari non sono riusciti a garantire né qualità né ritmo alla manovra. Il centrocampo rossazzurro ha sofferto la maggiore dinamismo degli avversari e, ancora una volta, è mancato quel giocatore capace di prendere in mano la partita, dettare i tempi e cambiare velocità alla costruzione.

La sensazione è che il problema non sia soltanto tecnico, ma anche tattico. Quando il Catania deve costruire contro una squadra schierata dietro la linea della palla, fatica tremendamente a trovare soluzioni. Quando invece perde il pallone, non sempre riesce a riaggredire immediatamente e lascia campo alle ripartenze.

È una contraddizione che Longo dovrà necessariamente risolvere.

L’errore che cambia la partita

 Dopo un avvio tutto sommato ordinato, il Catania è stato punito al primo vero errore.

Un pallone giocato orizzontalmente nei pressi dell’area rossazzurra ha spalancato la strada al Monopoli. La mancata chiusura della difesa ha completato il disastro e Garritano ha capitalizzato l’occasione.

Il gol ha avuto un effetto devastante sull’atteggiamento degli etnei.

Da quel momento la squadra si è progressivamente disunita, concedendo ai padroni di casa la possibilità di attaccare gli spazi con maggiore convinzione. Tosi, Valenti e Scipioni hanno trovato terreno fertile sulle corsie e il Monopoli ha potuto sfruttare la velocità degli uomini offensivi.

È proprio questo uno degli aspetti più preoccupanti della serata: il Catania sembra andare in difficoltà non appena qualcosa rompe l’equilibrio della partita.

La ripresa non cambia il copione

Longo ha provato a modificare l’inerzia della gara attraverso le sostituzioni, ma dalla panchina non è arrivata la scossa sperata.

Il Catania ha continuato a tenere il pallone, ma senza riuscire a trasformare il possesso in occasioni concrete. Gli esterni hanno inciso poco, gli attaccanti sono rimasti troppo isolati e Flavio Russo ha avuto pochissimi palloni realmente giocabili.

Anche l’uscita di Di Marco, per infortunio, ha complicato ulteriormente i piani del tecnico.

L’infortunio del giovane calciatore rappresenta un’altra tegola in una fase già complicata e priva Longo di una pedina che aveva mostrato segnali interessanti.

Difesa fragile, esterni senza spinta

Se il centrocampo continua a rappresentare un problema, anche gli altri reparti non hanno fornito garanzie.

Perrotta e Ierardi sono apparsi in difficoltà, soprattutto quando il Monopoli ha aumentato il ritmo e attaccato la profondità. Gli esterni bassi, Raimo e Pagliai prima, Masciangelo successivamente, non hanno garantito quella spinta offensiva necessaria per allargare la squadra avversaria.

Anche sulle fasce offensive il Catania ha prodotto troppo poco.

Cicerelli e Bruzzaniti non sono riusciti a creare superiorità con continuità, mentre Lunetta e Liguori, subentrati nella ripresa, non hanno cambiato il volto della partita. Il risultato è stato un attacco prevedibile e facilmente controllabile.

E quando Russo è rimasto isolato in avanti, il problema è diventato ancora più evidente.

Una squadra senza personalità

Al di là degli aspetti tattici, però, c’è una questione che rischia di essere ancora più importante: l’atteggiamento.

Il Catania sembra una squadra che, al primo ostacolo, perde sicurezza. Manca quella rabbia agonistica che dovrebbe emergere soprattutto nei momenti difficili.

A Monopoli, dopo lo svantaggio, ci si sarebbe aspettati una reazione veemente. Invece gli etnei hanno continuato a giocare senza cambiare realmente passo.

Il possesso palla è rimasto fine a sé stesso, la manovra non ha acquisito maggiore intensità e la squadra non ha trasmesso la sensazione di poter ribaltare la partita.

Non è soltanto una questione di uomini. È un problema collettivo.

Un record che fotografa il momento

Le due sconfitte consecutive hanno inoltre consegnato al Catania un primato tutt’altro che positivo: nelle 27 partecipazioni al campionato di Serie C dal 1946, gli etnei non avevano mai perso le prime due partite.

Un dato statistico destinato inevitabilmente a far rumore, ma che soprattutto fotografa la dimensione del momento negativo.

Non è certo il record in sé a preoccupare. È ciò che si è visto sul campo.

Due sconfitte contro Inter U23 e Monopoli, due prestazioni nelle quali il Catania ha mostrato limiti evidenti nella costruzione, nella tenuta difensiva e soprattutto nella capacità di reagire.

Longo deve trovare una soluzione

Non è il momento dei processi, ma nemmeno quello degli alibi.

Due giornate non possono definire una stagione, ma possono fornire indicazioni molto precise. E quelle arrivate da Monopoli sono tutt’altro che rassicuranti.

Longo dovrà capire come rendere la squadra più aggressiva, più verticale e soprattutto più resistente alle difficoltà. Dovrà trovare un equilibrio migliore tra possesso e pericolosità, proteggere maggiormente la difesa e restituire fiducia a un gruppo apparso fragile sotto il profilo mentale.

Perché oggi il problema del Catania non sembra essere soltanto come costruire le azioni, ma anche come reagire quando le cose vanno diversamente dal previsto.

La stagione è ancora lunghissima e il tempo per correggere la rotta esiste. Ma la notte di Monopoli ha acceso un campanello d’allarme che non può più essere ignorato.

Due partite, due sconfitte. Zero punti. E soprattutto una squadra ancora alla ricerca di sé stessa.

Adesso servono risposte. Dal mercato, da Longo e soprattutto dai giocatori.

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